Restare in compagnia di voi stessi, senza alcun estraneo attorno.
[…]
Io volevo esser solo in un modo affatto insolito, nuovo.
Tutt’al contrario di quel che pensate voi: cioè senza me e appunto con un estraneo attorno.
Vi sembra già questo un primo segno di pazzia?
[…]
Forse perché non riflettete bene.
La solitudine non è mai con voi;è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: un luogo o persona chesia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi.
Così volevo io esser solo.
Senza me.
Voglio dire senza quel me ch’io già conoscevo, o che credevo di conoscere.Solo con un certo estraneo,che già sentivo oscuramente di non poter più levarmi di torno e ch’ero io stesso: l’estraneo inseparabile da me.
[…]
Se per gli altri non ero quel che finora avevo creduto d’essere per me, chi ero io?